Situazione delicata in Nicaragua: la voce degli studenti

 

cosa succede in nicaraguaIl 18 aprile scorso studenti universitari, pensionati, “campesinos” e una parte consistente del popolo che non si riconosce più nella politica del governo ex sandinista sono scesi per le strade del Nicaragua per protestare e chiedere le dimissioni del presidente Daniel Ortega e della sua vicepresidente e moglie, Rosario Murillo.
Il motivo scatenante della protesta è stata la riforma pensionistica con un aumento dei contributi imposta dal Fondo Monetario Internazionale, conseguentemente ritirata senza però placare minimamente le tensioni ormai diramate in tutto il paese. Anche la Conferenza Episcopale del Nicaragua è scesa in piazza e, condannando la violenza e la repressione, ha accettato di ricoprire il ruolo di mediatori del Dialogo Nazionale dove è stato possibile riunire nello stesso tavolo il presidente Ortega, importanti imprenditori, i rappresentanti degli studenti e della società, al fine di risolvere in maniera pacifica la situazione di crisi sociale e politica.
Secondo i dati pubblicati nel rapporto del Consiglio Interamericano per i Diritti Umani in un mese di proteste antigovernative si sono registrati 76 morti e 868 feriti.
Il Consiglio si è riunito in una missione speciale dal 17 al 21 maggio in Nicaragua e, in seguito agli accertamenti compiuti sul posto, ha evidenziato una grave violazione dei diritti umani caratterizzata da un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine, centinaia di detenzioni illegali e arbitrarie, pratiche di tortura, trattamenti crudeli, disumani e degradanti, censura e attacco alla stampa.
Il Nicaragua oggi, come tanti altri paesi latinoamericani, vive un momento di profonda delusione da parte del popolo per le promesse di cambiamento e di quella rivoluzione mai portata a compimento. La sfiducia nei confronti del Presidente Ortega e del suo governo sommerso da corruzione e stretto tra le richieste internazionali, sottolinea la voglia di tracciare un programma alternativo, supportato dalla forza degli studenti che ogni giorno nelle piazze chiedono un cambio per il loro paese che, negli ultimi undici anni non è stato in grado di crescere e garantirgli un futuro migliore.

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