Nicaragua: cosa sta accadendo e perché

 

Il 18 aprile scorso a Managua, capitaleNica del Nicaragua, sono scoppiate proteste da parte della popolazione che ad oggi ancora non vedono una via d’uscita e che hanno causato decine e decine di morti negli scontri. Attualmente la situazione politica è appesa ad un filo;  il Presidente Daniel Ortega ha perso ogni consenso.
Ma cerchiamo di capire cosa è successo in questi ultimi mesi.
Le proteste sono cominciate con l’entrata in vigore della riforma del sistema pensionistico, voluta dal governo e che prevedeva una tassa del 5% sulle pensioni ed un aumento dei contributi per lavoratori e datori di lavoro. Nonostante la riforma è stata poi prontamente ritirata dopo 3 giorni le proteste e le manifestazioni, guidate soprattutto da studenti, continuano e vanno avanti ormai da mesi.
Cosa è successo quindi? Qual è la situazione politica?
Un governo che sembrava stabile con oltre il 70% dei consensi subisce la forza di una rete di ONG e mezzi di comunicazione “indipendenti” finanziati con progetti Usa che per anni hanno preparato giovani universitari ad un’offensiva senza precedenti. Il governo ha dunque offerto, con l’approvazione unilaterale (in perfetto stile autoritario) della riforma previdenziale sociale, su un piatto d’argento l’occasione per un’offensiva mediatica senza precedenti. 
Le proteste cominciate nella capitale ma diffuse poi in altre città hanno smosso la repressione dei giovani paramilitari filogovernativi che finora hanno fatto almeno 220 morti, secondo quanto ha riportato Le Figaro. ma c'è chi sostiene siano molti di più. Secondo l'Associazione nicaraguense per i diritti umani (Anpdh), la repressione avrebbe ucciso 309 persone tra il 18 aprile e il 2 luglio. Il Centro per i diritti umani del Nicaragua (Cenidh) ha riportato 220 morti e 1.500 feriti. Il 3 luglio la Commissione interamericana dei diritti dell'uomo ha avviato una inchiesta sulle violenze. 
Il ritiro del decreto in questione quindi non ha cambiato la situazione e adesso le proteste di piazza mirano ad ottenere la deposizione di Ortega. La situazione è bloccata e un timido dialogo è stato avviato grazie all'interessamento della Chiesa. C'è da chiedersi se una crisi negoziata sia possibile. Ortega, ritornato al potere per la seconda volta nel 2007, potrebbe essere costretto ad andarsene sotto la pressione internazionale, specialmente degli Stati Uniti, suo primo partner commerciale. La situazione economica è diventata sempre più degradata da metà aprile e la banca centrale ha abbassato le stime di crescita dal 4 all'1% per il 2018.

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